Forse ancora traumatizzati dalla maturitá che il figlio di Bossi ha dovuto sostenere tre volte, i leghisti hanno deciso di fare esami a tutti. A tutti gli altri, naturalmente... Dopo l'idea dell'esame di dialetto per gli insegnanti terroni, ecco spuntare anche l'idea, segnalatami da Frau L'Austriaca con una grassa risata, dell'esame per prendere la cittadinanza italiana.
La proposta dei leghisti prevede che l'immigrato che vuole la cittadinanza, dopo 8 anni di residenza, inizi a frequentare dei "corsi obbligatori di storia e cultura italiana ed europea, di educazione civica e sulla Costituzione", dopodiché dovrá dimostrare un "buon grado di integrazione sociale e il rispetto "anche in ambito familiare" delle leggi italiane"...
In sostanza, per diventare italiano, un immigrato dovrebbe dimostrare di non essere un leghista. Vediamo punto per punto cosa dovrebbe sapere un immigrato per diventare italiano:
- Storia e cultura italiana: i leghisti non parlano italiano, parlano dialetto (anche perché l'italiano non lo sanno). Cultura? Umberto "scuola radio elettra" Bossi e suo figlio sono un fulgido esempio della cultura del leghista medio.
- Storia e cultura europea: per caritá! Studiare la cultura dell'Europa forcolandia, quando ogni 2x3 i leghisti vorrebbero abolire l'unione europea e chiudere le frontiere?
- Educazione civica: "con la bandiera italiana mi ci pulisco il culo", firmato Umberto Bossi. Ottimo esempio di educazione civica.
- Costituzione: "La Repubblica é una ed indivisibile", articolo 5 della Costituzione. La secessione tanto invocata da Bossi é uno dei peggiori crimini che si possano compiere contro lo Stato e la Padania, per quanto abbia cercato, nella Costituzione non c'é.
- Rispetto "anche in ambito familiare" delle leggi italiane: l'imprenditur lumbard che paga i dipendenti in nero, la sciura milanese con la badante clandestina, l'idraulico leghista che si dimentica di fare le fatture sono tutti ottimi esempi del rispetto anche in ambito familiare delle leggi italiane.
In sostanza, gli immigrati che vogliono diventare italiani devono passare un esame per dimostrare che non sono leghisti. Ha un suo senso, visto che i leghisti non sono italiani, ma padani. "Ho giurato fedeltá alla Repubblica, ma ho giurato da padano", ha dichiarato Bossi. Poi si é affrettato ad assumere il suo semianalfabeta rampollo come segretario per la modica cifra di 12mila euro mensili pagati con le tasse di immigrati e terroni.
martedì 22 dicembre 2009
domenica 20 dicembre 2009
Anche i bagarospi amano
Durante le vacanze in Brasile i bagarospi(1), per ovvi motivi, sono rimasti a Graz. Fortunatamente, una collega nonché amica di Frau L'Austriaca, si é offerta di andare a portar loro da mangiare e a cambiare la lettiera, il che ci ha permesso di risparmiare la salatissima retta dell'alberghetto "Al Bagarospo Felice", che chiede trenta euro al giorno (quindici a testa) per accudire i viscidi e limacciosi animali...
Devo peró riconoscere che, al nostro ritorno, i bagarospi hanno dimostrato chiaramente che avevano sentito la mancanza di Frau l'Austriaca: da allora, infatti, tutti e due (perfino le Bestiache, solitamente schizzata e malmostosa) non perdono occasione per saltarle in braccio, strusciarsi sulle sue gambe, dormire con lei sul letto... Non pensavo che i bagarospi potessero dimostrare attaccamento verso gli umani che condividono il loro ambiente, ed invece ho toccato con mano che quando esiste un rapporto particolare, come quello fra Frau L'Austriaca e le due bestiacce che vivono con noi, anche i bagarospi possono dimostrare affetto.
Certo, a modo loro... Non c'é infatti modo di convincere un bagarospo a rimanere in braccio se lui in quel momento ha deciso che deve assassinarvi i maroni inseguendo rumorosamente il tappo di una bottiglia in giro per il pavimento. Peró, se il bagarospo sente affetto, dimostra affetto. Con Frau l'Austriaca, la loro lady cat, i bagarospi sono miti come agnellini ed affettuosi come cuccioli di labrador.
Con me, invece, sono decisamente piú dispettosi, come piccoli bimbiminkia peolsi ed artigliati...
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(1) Ricordo che, in alcune culture, il bagarospo viene anche chiamato "gatto domestico". Ritengo peró che tale definizione non renda onore alla limacciositá intrinseca di questi viscidi animali
Devo peró riconoscere che, al nostro ritorno, i bagarospi hanno dimostrato chiaramente che avevano sentito la mancanza di Frau l'Austriaca: da allora, infatti, tutti e due (perfino le Bestiache, solitamente schizzata e malmostosa) non perdono occasione per saltarle in braccio, strusciarsi sulle sue gambe, dormire con lei sul letto... Non pensavo che i bagarospi potessero dimostrare attaccamento verso gli umani che condividono il loro ambiente, ed invece ho toccato con mano che quando esiste un rapporto particolare, come quello fra Frau L'Austriaca e le due bestiacce che vivono con noi, anche i bagarospi possono dimostrare affetto.
Certo, a modo loro... Non c'é infatti modo di convincere un bagarospo a rimanere in braccio se lui in quel momento ha deciso che deve assassinarvi i maroni inseguendo rumorosamente il tappo di una bottiglia in giro per il pavimento. Peró, se il bagarospo sente affetto, dimostra affetto. Con Frau l'Austriaca, la loro lady cat, i bagarospi sono miti come agnellini ed affettuosi come cuccioli di labrador.
Con me, invece, sono decisamente piú dispettosi, come piccoli bimbiminkia peolsi ed artigliati...
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(1) Ricordo che, in alcune culture, il bagarospo viene anche chiamato "gatto domestico". Ritengo peró che tale definizione non renda onore alla limacciositá intrinseca di questi viscidi animali
Lovecraft
Ieri sera, alla ricerca di qualcosa da leggere, ho trovato nel comodino della camera che uso quando sono dai miei un veccho libro di H.P Lovecraft, uno scrittore americano di racconti horror (anche di altre cose, a dire il vero, ma è per quelli che è diventato famoso).
I suoi racconti sono strani, evocano più che descrivere. O meglio, fanno una descrizione accurata ed al limite del maniacale(1) dell'ambiente circostante, normale ma in qualche modo inquietante, che ti fa sentire disturbato, come se ci fosse qualcosa di davvero sbagliato in quel paesaggio... Poi, quando is tratta di parlare dei suoi orrori, Lovecraft smette di essere descrittivo e diventa evocativo, cosiccè i suoi orrori diventano i tuoi orrori.
Nelle sue ambientazioni Lovecraft, che si immedesima nei suoi personaggi scrivendo quasi sempre in prima persona, descrive spesso le sue passeggiate per le vie della sua cittá natale, i cui palazzi incredibilmente antichi trasudano storia, storia che si puó quasi respirare, percepire fisicamente come una presenza strana, a volte inquietante ma non del tutto spiacevole.
La sensazione descritta da Lovecraft mi é molto familiare, la provo spesso ad esempio quando vado a Roma. Passeggiando sulla via Appia Antica a volte penso che su quelle pietre, quelle stesse pietre sulle quali cammino io ora, duemila anni fa le caligae delle legioni di Cesare battevano il ritmo cadenzato della marcia. Poi vedo i resti di un'antica domus. Se chiudo gli occhi posso quasi vederla all'apice del suo splendore. La vasta sala immersa nella penombra, illuminata solo dalla luce del mattino che entra dall'impluvium. Lá, in quell'angolo, due schiave con i capelli dorati e l'incarnato pallido delle tribú barbare del nord, sono inginocchiate sul pavimento a mosaico che raffigura Poseidone e lo raschiano con vigore, forse pensando alla neve che in quel periodo comincia ad imbiancare le cime della foresta di abeti che si stende dietro al loro villaggio. Ed ecco arrivare il dominus, avvolto nella sua toga candida e seguito da un codazzo di schiavi e liberti: si avvia verso l'atrium, dal quale giunge il vociare mattutino dei suoi clientes venuti lá prima dell'alba per porgergli omaggio e chiedergli favori. Ai lati dell'ingresso, due enormi nubiani neri come il carbone, le braccia incrociate sul petto muscoloso, tengono a bada mendicanti ed accattoni, mentre da dietro le tende che conducono ai balnea fanno capolino leggiadre ancelle dai lineamenti esotici, con le tuniche attillate che mettono in evidenza seni prosperosi, fianchi sinuosi e gambe affusolate...
Oppure, camminando nei pressi del Vaticano, lo sguardo fugge verso Castel Sant'Angelo e verso il Passetto, quel muro fortificato che collega il castello al Vaticano e che oggi tutti conoscono per via del film con Tom Hanks. Lasciando correre l'immaginazione, si possono quasi sentire le grida roche dei Lanzichenecchi durante il sacco di Roma, il tuonare delle colubrine, gli ordini concitati delle guardie svizzere che tentano di mettere in salvo il Papa...
Leggendo Lovecraft ritrovo queste sensazioni a livello emozionale, proprio per quel suo modo evocativo di descrivere le situazioni. Poi peró leggo meglio, e mi accorgo che lui parla della sua cittá natale: Providence. Palazzi "incredibilmente antichi" a Providence?!?! Lovecraft ha sempre tentato di convincere (e probabilmente di convincersi) che il popolo americano abbia dietro di sè una storia antica, che affonda le sue radici in un passato remoto. Ora, Providence sicuramente non é una di quelle cittadine nate dal nulla durante una corsa all'oro e nel nulla ricadute quando il filone finiva, ha una sua storia... Peró definire "incredibilmente antichi" i palazzi di una cittá fondata nel 1636 sarebbe come definire "incredibilmente alta" una persona di un metro e novanta...
Come diceva Faletti in uno dei suoi libri, negli Stati Uniti mura vecchie di duecento anni vengono messe sotto i riflettori e vendute come vestigia di un'antica civiltá. In Europa, mura vecchie di 200 anni vengono abbattute dalle ruspe per farci dei parcheggi.
A parte questo aspetto, comune a molti scrittori del Nuovo Mondo che chiamano "antico" ció che per noi é solo "vecchio", i libri di Lovecraft sono molto interessanti da leggere, proprio per quel loro stile evocativo che lascia all'immaginazione ampi spazi per raffigurarsi ció che lo scrittore dice essere "troppo terribile per essere descritto". Il mondo di Lovecraft é inquietante perché mette su carta uno dei terrori di molti (incluso il mio), che é quello di non saper distinguere fra ció che é reale e ció che avviene solo dentro la nostra testa. La lettura dei suoi libri, siano quelli piú famosi dei miti di Cthulhu sia di quelli meno noti, é destinata a sollevare molte domande. La prima delle quali é sicuramente: "Ma questo, cosa si fumava?!?!"
__________________________
(1) In uno dei suoi racconti Lovecraft descrive un paesaggio illuminato dalla luna piena. Lui stesso, in una nota, racconta che é andato a consultare un almanacco per vedere le fasi della luna nell'anno in cui il racconto é ambientato, e poter essere preciso con le date...
I suoi racconti sono strani, evocano più che descrivere. O meglio, fanno una descrizione accurata ed al limite del maniacale(1) dell'ambiente circostante, normale ma in qualche modo inquietante, che ti fa sentire disturbato, come se ci fosse qualcosa di davvero sbagliato in quel paesaggio... Poi, quando is tratta di parlare dei suoi orrori, Lovecraft smette di essere descrittivo e diventa evocativo, cosiccè i suoi orrori diventano i tuoi orrori.
Nelle sue ambientazioni Lovecraft, che si immedesima nei suoi personaggi scrivendo quasi sempre in prima persona, descrive spesso le sue passeggiate per le vie della sua cittá natale, i cui palazzi incredibilmente antichi trasudano storia, storia che si puó quasi respirare, percepire fisicamente come una presenza strana, a volte inquietante ma non del tutto spiacevole.
La sensazione descritta da Lovecraft mi é molto familiare, la provo spesso ad esempio quando vado a Roma. Passeggiando sulla via Appia Antica a volte penso che su quelle pietre, quelle stesse pietre sulle quali cammino io ora, duemila anni fa le caligae delle legioni di Cesare battevano il ritmo cadenzato della marcia. Poi vedo i resti di un'antica domus. Se chiudo gli occhi posso quasi vederla all'apice del suo splendore. La vasta sala immersa nella penombra, illuminata solo dalla luce del mattino che entra dall'impluvium. Lá, in quell'angolo, due schiave con i capelli dorati e l'incarnato pallido delle tribú barbare del nord, sono inginocchiate sul pavimento a mosaico che raffigura Poseidone e lo raschiano con vigore, forse pensando alla neve che in quel periodo comincia ad imbiancare le cime della foresta di abeti che si stende dietro al loro villaggio. Ed ecco arrivare il dominus, avvolto nella sua toga candida e seguito da un codazzo di schiavi e liberti: si avvia verso l'atrium, dal quale giunge il vociare mattutino dei suoi clientes venuti lá prima dell'alba per porgergli omaggio e chiedergli favori. Ai lati dell'ingresso, due enormi nubiani neri come il carbone, le braccia incrociate sul petto muscoloso, tengono a bada mendicanti ed accattoni, mentre da dietro le tende che conducono ai balnea fanno capolino leggiadre ancelle dai lineamenti esotici, con le tuniche attillate che mettono in evidenza seni prosperosi, fianchi sinuosi e gambe affusolate...
Oppure, camminando nei pressi del Vaticano, lo sguardo fugge verso Castel Sant'Angelo e verso il Passetto, quel muro fortificato che collega il castello al Vaticano e che oggi tutti conoscono per via del film con Tom Hanks. Lasciando correre l'immaginazione, si possono quasi sentire le grida roche dei Lanzichenecchi durante il sacco di Roma, il tuonare delle colubrine, gli ordini concitati delle guardie svizzere che tentano di mettere in salvo il Papa...
Leggendo Lovecraft ritrovo queste sensazioni a livello emozionale, proprio per quel suo modo evocativo di descrivere le situazioni. Poi peró leggo meglio, e mi accorgo che lui parla della sua cittá natale: Providence. Palazzi "incredibilmente antichi" a Providence?!?! Lovecraft ha sempre tentato di convincere (e probabilmente di convincersi) che il popolo americano abbia dietro di sè una storia antica, che affonda le sue radici in un passato remoto. Ora, Providence sicuramente non é una di quelle cittadine nate dal nulla durante una corsa all'oro e nel nulla ricadute quando il filone finiva, ha una sua storia... Peró definire "incredibilmente antichi" i palazzi di una cittá fondata nel 1636 sarebbe come definire "incredibilmente alta" una persona di un metro e novanta...
Come diceva Faletti in uno dei suoi libri, negli Stati Uniti mura vecchie di duecento anni vengono messe sotto i riflettori e vendute come vestigia di un'antica civiltá. In Europa, mura vecchie di 200 anni vengono abbattute dalle ruspe per farci dei parcheggi.
A parte questo aspetto, comune a molti scrittori del Nuovo Mondo che chiamano "antico" ció che per noi é solo "vecchio", i libri di Lovecraft sono molto interessanti da leggere, proprio per quel loro stile evocativo che lascia all'immaginazione ampi spazi per raffigurarsi ció che lo scrittore dice essere "troppo terribile per essere descritto". Il mondo di Lovecraft é inquietante perché mette su carta uno dei terrori di molti (incluso il mio), che é quello di non saper distinguere fra ció che é reale e ció che avviene solo dentro la nostra testa. La lettura dei suoi libri, siano quelli piú famosi dei miti di Cthulhu sia di quelli meno noti, é destinata a sollevare molte domande. La prima delle quali é sicuramente: "Ma questo, cosa si fumava?!?!"
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(1) In uno dei suoi racconti Lovecraft descrive un paesaggio illuminato dalla luna piena. Lui stesso, in una nota, racconta che é andato a consultare un almanacco per vedere le fasi della luna nell'anno in cui il racconto é ambientato, e poter essere preciso con le date...
sabato 19 dicembre 2009
Radici
"Per sentirsi davvero liberi bisogna avere radici", dice uno spot della Barilla che ho visto in questi giorni. Frau L'Austriaca mi aveva regalato un libro di Frank Herbert da portarmi qui in hotel ma io, come un fesso, l'ho lasciato a Graz ed ora, complice anche una connessione wireless dell'hotel che oltre ad essere a pagamento fa anche cagare, vedo molta piú televisione di quanto sarebbe auspicabile...
Comunque, questo slogan mi ha colpito e mi ha portato a riflettere sul mio concetto di radici. Sono italiano, non me ne vergogno, lo proclamo a voce alta ma non sarei certamente uno di quelli che si farebbero fucilare pur di non calpestare il tricolore. Credo che l'Europa unita sia una cosa bellissima (ed a dire la veritá, a torto o a ragione, mi sento piú europeo che italiano). Sono brasiliano, amo il Brasile, ma riconosco che é una terra difficile, piena di contraddizioni, ricca di sfide da raccogliere ma anche di rischi, una terra nella quale la vita agiata che si conduce in Europa appare come un miraggio. Vivo in Austria, un paese che mi ha dato tante opportunitá negatemi invece dal paese in cui sono nato, ma che non sento davvero come casa.
Le uniche, vere radici che mi danno stabilitá affondano profondamente negli affetti, negli amori, nelle persone. Prima di tutto Frau L'Austriaca, la mia compagna di viaggio e di vita: "casa", per me, é qualsiasi posto dove ci sia un angolo in cui possiamo dormire abbracciati. Poi c'é la mia famiglia, perfino il ramo brasiliano tanto difficile da comprendere. Gli amici, tanto pochi quanto speciali, che nemmeno le grandi distanze riescono ad allontanare.
Le mie radici non sono in nessun luogo, sono nei cuori delle persone che sono importanti per me. Frank Herbert, proprio quello del libro che ho scordato a Graz, faceva dire al personaggio di uno dei suoi romanzi: "Perché dovrei essere triste di lasciare questo posto? Sarei triste se dovessi lasciare degli amici, ma un posto é soltanto un posto".
Comunque, questo slogan mi ha colpito e mi ha portato a riflettere sul mio concetto di radici. Sono italiano, non me ne vergogno, lo proclamo a voce alta ma non sarei certamente uno di quelli che si farebbero fucilare pur di non calpestare il tricolore. Credo che l'Europa unita sia una cosa bellissima (ed a dire la veritá, a torto o a ragione, mi sento piú europeo che italiano). Sono brasiliano, amo il Brasile, ma riconosco che é una terra difficile, piena di contraddizioni, ricca di sfide da raccogliere ma anche di rischi, una terra nella quale la vita agiata che si conduce in Europa appare come un miraggio. Vivo in Austria, un paese che mi ha dato tante opportunitá negatemi invece dal paese in cui sono nato, ma che non sento davvero come casa.
Le uniche, vere radici che mi danno stabilitá affondano profondamente negli affetti, negli amori, nelle persone. Prima di tutto Frau L'Austriaca, la mia compagna di viaggio e di vita: "casa", per me, é qualsiasi posto dove ci sia un angolo in cui possiamo dormire abbracciati. Poi c'é la mia famiglia, perfino il ramo brasiliano tanto difficile da comprendere. Gli amici, tanto pochi quanto speciali, che nemmeno le grandi distanze riescono ad allontanare.
Le mie radici non sono in nessun luogo, sono nei cuori delle persone che sono importanti per me. Frank Herbert, proprio quello del libro che ho scordato a Graz, faceva dire al personaggio di uno dei suoi romanzi: "Perché dovrei essere triste di lasciare questo posto? Sarei triste se dovessi lasciare degli amici, ma un posto é soltanto un posto".
Il re dei bimbiminkia
Se avessi avuto bisogno di ulteriori conferme del fatto che il fratello di Frau L'Austriaca é un bimbominkia(1), le ho avute questa sera.
Curiosando su internet mi sono imbattuto in una community per giocatori online di Counter Strike, il gioco di guerra preferito dai bimbiminkia, ed ecco che me lo vedo lá in tutto il suo splendore: cappellino con la tesa all'indietro, sguardo ebete perso nel vuoto, mano stretta a pugno con pollice e mignolo distesi nel saluto sfigatissimo dei rapper arternativi. É proprio lui, con tanto di nome e cognome in chiaro e con il motto della sua vita: "play HARD, go PRO" (che immagino si riferisca al livello di difficoltá del giochino).
Chicca delle chicche, le sue statistiche di gioco, dalle quali risulta che nelle ultime due settimane ha passato a giocare online 88.1 ore. Il che significa, facendo un rapido calcolo, che il nostro eroe negli ultimi 14 giorni ha passato in media sei ore e diciassette minuti al giorno rincoglionendosi davanti a quel giochino. É veramente il re di tutti i bimbiminkia.
_________________________________
(1) Quando nomino "IL bimbominkia", per antonomasia e con la 'b' minuscola, mi riferisco sempre al fratello di Frau L'Austriaca nonché mio carissimo cognato.
Quando nomino "Benny il Bimbominkia", con la 'B' maiuscola, mi sto invece riferendo a Benny16, alias Imperatore Palpatine, alias Razinga Z, alias Nazinger.
Curiosando su internet mi sono imbattuto in una community per giocatori online di Counter Strike, il gioco di guerra preferito dai bimbiminkia, ed ecco che me lo vedo lá in tutto il suo splendore: cappellino con la tesa all'indietro, sguardo ebete perso nel vuoto, mano stretta a pugno con pollice e mignolo distesi nel saluto sfigatissimo dei rapper arternativi. É proprio lui, con tanto di nome e cognome in chiaro e con il motto della sua vita: "play HARD, go PRO" (che immagino si riferisca al livello di difficoltá del giochino).
Chicca delle chicche, le sue statistiche di gioco, dalle quali risulta che nelle ultime due settimane ha passato a giocare online 88.1 ore. Il che significa, facendo un rapido calcolo, che il nostro eroe negli ultimi 14 giorni ha passato in media sei ore e diciassette minuti al giorno rincoglionendosi davanti a quel giochino. É veramente il re di tutti i bimbiminkia.
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(1) Quando nomino "IL bimbominkia", per antonomasia e con la 'b' minuscola, mi riferisco sempre al fratello di Frau L'Austriaca nonché mio carissimo cognato.
Quando nomino "Benny il Bimbominkia", con la 'B' maiuscola, mi sto invece riferendo a Benny16, alias Imperatore Palpatine, alias Razinga Z, alias Nazinger.
Ciao, Pierce
Pierce, il piccolo soldato coraggioso, ha perduto la sua battaglia. Sconfitto ma non domato, sta ora volando lá dove il suo nemico non potrá piú fargli del male.
La storia di Pierce, piccolo cuginetto american che non ho mai conosciuto, pone tante domande e tante riflessioni. Nato con la sindrome di Down, pochi giorni prima del suo terzo compleanno gli é stata diagnosticata la leucemia. In tre anni e mezzo é passato per un calvario fatto di chemioterapie, ricoveri in ospedale, operazioni, trapianto di midollo. É una di quelle storie che ti fanno seriamente dubitare che esista un dio.
Una bellissima preghiera, scritta da un anonimo brasiliano ed intitolata "Orme sulla sabbia", dice:
"Questa notte ho fatto un sogno, ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore e nel cielo erano proiettati tutti i giorni della mia vita.
Guardai indietro e vidi che, per ogni giorno della mia vita, apparivano due orme sulla sabbia: una mia e una del Signore.
Così andai avanti, finché tutti i miei giorni si esaurirono. Allora mi fermai guardando indietro, e notai che in certi posti, per certi giorni, c'era solo un'orma...
Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita; i giorni di maggior angustia, di maggiore paura e di maggior dolore.
Domandai allora: 'Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me sempre, in tutti i giorni della mia vita, perché dunque mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori?".
Ed il Signore mi rispose: 'Figlio mio, ti dissi che sarei stato con te durante tutta la camminata e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo: e non ti ho mai lasciato... Quei giorni in cui tu hai visto solo un'orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui io ti ho portato in braccio'".
Pierce é stato portato in braccio per tutta la sua breve vita.
La storia di Pierce, piccolo cuginetto american che non ho mai conosciuto, pone tante domande e tante riflessioni. Nato con la sindrome di Down, pochi giorni prima del suo terzo compleanno gli é stata diagnosticata la leucemia. In tre anni e mezzo é passato per un calvario fatto di chemioterapie, ricoveri in ospedale, operazioni, trapianto di midollo. É una di quelle storie che ti fanno seriamente dubitare che esista un dio.
Una bellissima preghiera, scritta da un anonimo brasiliano ed intitolata "Orme sulla sabbia", dice:
"Questa notte ho fatto un sogno, ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore e nel cielo erano proiettati tutti i giorni della mia vita.
Guardai indietro e vidi che, per ogni giorno della mia vita, apparivano due orme sulla sabbia: una mia e una del Signore.
Così andai avanti, finché tutti i miei giorni si esaurirono. Allora mi fermai guardando indietro, e notai che in certi posti, per certi giorni, c'era solo un'orma...
Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita; i giorni di maggior angustia, di maggiore paura e di maggior dolore.
Domandai allora: 'Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me sempre, in tutti i giorni della mia vita, perché dunque mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori?".
Ed il Signore mi rispose: 'Figlio mio, ti dissi che sarei stato con te durante tutta la camminata e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo: e non ti ho mai lasciato... Quei giorni in cui tu hai visto solo un'orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui io ti ho portato in braccio'".
Pierce é stato portato in braccio per tutta la sua breve vita.
mercoledì 16 dicembre 2009
A Pierce
Pierce ha 6 anni. Vive ad Atlanta, negli Stati Uniti, e dall'etá di 3 sta lottando contro la leucemia. É passato attraverso operazioni, chemioterapie, trapianti. Ha passato probabilmente piú tempo in una stanza d'ospedale che nella sua cameretta.
Purtroppo Pierce sta perdendo la sua grande battaglia. É un piccolo soldato coraggioso e lui e la sua famiglia stanno lottando fino all'ultimo, ma a volte il coraggio non basta.
Questo breve post é dedicato a lui.
Purtroppo Pierce sta perdendo la sua grande battaglia. É un piccolo soldato coraggioso e lui e la sua famiglia stanno lottando fino all'ultimo, ma a volte il coraggio non basta.
Questo breve post é dedicato a lui.
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